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Diabete e nutrizione

Diabete e nutrizione - Domuspharma

Il diabete mellito è una malattia cronica caratterizzata dall’aumento della concentrazione di glucosio nel sangue. Responsabile di questa condizione è un difetto nella produzione o nella funzionalità dell’insulina, un ormone secreto a livello del pancreas e indispensabile per il metabolismo degli zuccheri. Tutti gli zuccheri semplici e complessi (amidi), che vengono assunti con l’alimentazione, sono trasformati nel corso della digestione in glucosio, il quale rappresenta la principale fonte di energia per i muscoli e gli organi.
Affinché il glucosio possa fare il suo ingresso nelle cellule ed essere utilizzato come “carburante” è necessaria la presenza dell’insulina, prodotta da particolari cellule del pancreas (cellule beta) riunite in gruppi chiamati "Isole di Langherans". Quando l’insulina è prodotta in quantità non sufficiente dal pancreas oppure le cellule dell’organismo non rispondono alla sua presenza, i livelli di glucosio nel sangue tendono ad innalzarsi favorendo la comparsa del diabete.

 

Attualmente si distinguono tre diverse forme di diabete:

  1. il diabete di tipo 1: un tempo chiamato diabete insulino-dipendente o diabete giovanile, riguarda il 10% dei casi di diabete e si sviluppa prevalentemente a partire dall’infanzia e dall’adolescenza. Nel diabete di tipo 1, la produzione di insulina da parte del pancreas viene soppressa o fortemente ridotta a causa della distruzione delle cellule beta da parte del sistema immunitario;
  2. il diabete di tipo 2: rappresenta la forma di diabete più comune e interessa il 90% dei casi. Prevalentemente, si sviluppa a partire dai 40 anni di età e colpisce principalmente i soggetti obesi o sovrappeso. Nel diabete di tipo 2, il pancreas è in grado di produrre insulina (seppur in maniera ridotta) ma le cellule dell’organismo non riescono a utilizzarla in modo efficiente: ciò comporta un aumento dei livelli di glucosio nel sangue. In genere, la presenza di diabete di tipo 2 può non essere rilevata per molti anni, in quanto l’iperglicemia si sviluppa gradualmente e non comporta sintomi particolarmente evidenti come quelli del diabete di tipo 1.
    Alcuni dei sintomi tipici del diabete di tipo 2 sono: sensazione di stanchezza, frequente bisogno di urinare anche nelle ore notturne, sete inusuale, perdita di peso, visione offuscata e lenta guarigione delle ferite;
  3. il diabete gestazionale: per diabete gestazionale si intende un aumento dei livelli di glucosio che si manifesta o viene rilevato per la prima volta nel periodo della gravidanza. Questa condizione si verifica nel 4% nelle donne in stato interessante. Generalmente, il diabete gestazionale tende a scomparire al termine della gravidanza, tuttavia, le donne che ne hanno sofferto presentano un rischio più elevato di sviluppare diabete di tipo 2 in età avanzata.

 

Criteri Diagnostici

Oltre ai sintomi come la perdita di peso inspiegabile, l’aumento dell’urina emessa nelle 24 ore (poliuria) e l’accentuazione del senso di sete (polidipsia), la diagnosi del diabete è definita dalla presenza di uno dei seguenti valori nel sangue confermati in due diverse misurazioni:

  • glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dl (almeno 8 ore di digiuno);
  • valore di glicemia casuale, cioè indipendentemente dal momento della giornata, ≥ 200 mg/dl;
  • glicemia ≥ 200 mg/dl durante una curva da carico (OGTT) con la somministrazione di 75 g di glucosio.

Valori di glicemia compresi fra 140 a 200 mg/dl dopo un carico di glucosio definiscono una condizione nota come Alterata Tolleranza al Glucosio (IGT) mentre se il valore della glicemia a digiuno è compreso tra 100 e 125 mg/dl si parla di Alterata Glicemia a Digiuno (IFG). Seppur non classificabili come diabete, entrambe queste condizioni sono dette di "pre-diabete" e identificano un elevato rischio di sviluppare la malattia diabetica in futuro.

 

Sovrappeso e Obesità

Il Ministero della Salute italiano definisce l’obesità come una condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo, condizione che determina gravi danni alla salute. È causata nella maggior parte dei casi da stili di vita scorretti: da una parte, un’alimentazione ipercalorica e dall’altra un ridotto dispendio energetico a causa di inattività fisica. L’obesità è quindi una condizione ampiamente prevenibile.
Si stima che il 44% dei casi di diabete di tipo 2, il 23% dei casi di cardiopatia ischemica e fino al 41% di alcuni tumori sono attribuibili all’obesità/sovrappeso. In totale, sovrappeso e obesità rappresentano il quinto più importante fattore di rischio per mortalità globale e i decessi attribuibili all’obesità sono almeno 2,8 milioni/anno nel mondo.
Il grado di obesità si misura attraverso l’Indice di Massa corporea (IMC), detto anche Body Mass Index (BMI).

 

Classificazione dell’obesità:

  • lieve o di 1° grado (IMC= 30-34.9; eccedenza ponderale del 20-40%);
  • media o di 2° grado (IMC=35-39.9; eccedenza ponderale del 41-100%);
  • grave o di 3° grado o patologica (IMC= >40; eccedenza ponderale oltre il 100%).

Secondo l'Istituto Superiore di Sanità, in Italia, il 32% degli adulti è in sovrappeso, mentre l’11% è obeso (IMC> 30 Kg/m²); l’incidenza dell’obesità patologica (IMC > 40 Kg/m²) è intorno all’1 % della popolazione.

L'obesità viene poi classificata in due forme, in base alla distribuzione del tessuto adiposo, cioè alla localizzazione del grasso:

  • obesità addominale detta anche viscerale o androide: è caratterizzata da una distribuzione del grasso corporeo prevalentemente a livello addominale, è la forma comunemente definita "a mela"; l’obesità centrale è associata a disordini metabolici (quali diabete e dislipidemia) e malattie cardiovascolari (quali ipertensione, aterosclerosi e cardiopatie);
  • obesità periferica detta anche sottocutanea o ginoide: quando il grasso si distribuisce prevalentemente a livello sottocutaneo in particolare nei glutei, nella regione posteriore del tronco, a livello delle anche e delle cosce, della zona sottombelicale dell’addome, è la forma comunemente definita "a pera".

Esistono forme di obesità cosiddetta diffusa, o mista che costituiscono la forma più comune di obesità specie nelle classi a più alto indice di massa corporea e consistono in un incremento omogeneo del tessuto adiposo in tutto il corpo, sia in sede viscerale che sottocutanea.

Diabete e nutrizione

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