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Martedì, 24 Ottobre 2017 04:25

Lattoferrina e carenza di ferro

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Il ferro è un elemento essenziale per gli esseri viventi. Il ferro corporeo, circa 3 g nelle donne e 4 g nell’uomo, è prevalentemente incorporato nell’eme dell’emoglobina, della mioglobina e dei citocromi (2-2,7 g). Nel midollo ogni giorno 20 mg di ferro, derivanti dalla lisi degli eritrociti senescenti, sono utilizzati per la sintesi dell’eme dei nuovi eritrociti. La riserva di ferro non-emico nelle cellule e nel sangue è garantita dalla ferritina, capace di sequestrare più di 4500 atomi di ferro per molecola.
Nel mondo, ancora oggi, la carenza di ferro continua ad essere il maggiore disordine da deficit nutrizionale che affligge due miliardi di persone. Questa carenza nutrizionale è stata identificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come uno dei dieci fattori di rischio per malattie, disabilità e morte nel mondo. In particolare, la carenza di ferro diventa un serio problema in gravidanza, in quanto contribuisce significativamente ad incrementare i rischi per la madre (parto prematuro e mortalità) e per il neonato (basso peso alla nascita e ritardo mentale). Ad oggi, esistono 3 possibili vie per prevenire e curare la carenza di ferro e le anemie da carenza di ferro in gravidanza: diete modificate e diversificate, diete con cibi arricchiti in ferro e terapie con somministrazioni di composti a base di ferro. Esistono, tuttavia, molteplici dubbi circa l’utilità di terapie con composti dello ione ferroso sia per la loro scarsa efficacia che per i numerosi effetti collaterali, ampiamente dimostrati.
La lattoferrina, una glicoproteina naturale prodotta dalle ghiandole esocrine e dai neutrofili, capace di chelare due ioni ferrici per molecola, può rappresentare una valida alternativa terapeutica nella prevenzione e cura di stati di carenza di ferro.
L’idea infatti di somministrare per os la lattoferrina nella prevenzione e cura della carenza di ferro e dell’anemia da carenza di ferro è apparsa molto promettente, soprattutto alla luce delle nuove conoscenze sul ruolo che questa proteina può svolgere nel complesso meccanismo dell’omeostasi del ferro.
Recenti trials clinici hanno dimostrato come la lattoferrina, a fronte di un’ottima tollerabilità, svolga un ruolo determinante nell’omeostasi cellulare e sistemica del ferro, ripristinando la quantità fisiologica del ferro nel sangue e prevenendo contestualmente un dannoso sovraccarico di questo elemento nei tessuti.

Articolo scritto da Piera Valenti, Enrica Pacifici, Miriam Pietropaoli, Rosalba Paesano e pubblicato sul n°17 di Riv. It. Ost. Gin. del 2008.

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1 commento

  • Link al commento Francesco Martedì, 21 Novembre 2017 09:28 inviato da Francesco

    Ottima disamina...

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